Olimpiadi invernali, febbraio 2026. Per chi guarda la TV saranno due settimane di gare, medaglie e retorica sul “Paese che si rialza”.
Per chi si occupa di sicurezza, invece, Milano-Cortina sarà un gigantesco stress test: sul terrorismo, sul crimine organizzato, sul rischio cyber, sull’ordine pubblico in un’area metropolitana già congestionata.
La domanda di fondo è semplice:
l’Italia userà i Giochi per modernizzare davvero il proprio sistema di sicurezza, o si limiterà all’ennesimo “sforzo straordinario” destinato a evaporare a fine evento?
Grandi eventi, grandi rischi (anche quando fila tutto liscio)
Le Olimpiadi sono da anni un bersaglio privilegiato. Non solo per il terrorismo, ma per cybercriminali, attivisti, gruppi sponsorizzati da Stati.
A Parigi 2024 le autorità francesi hanno registrato oltre 140 incidenti cyber collegati ai Giochi, tra accessi non autorizzati e attacchi DDoS: nessuno ha bloccato le competizioni, ma diversi sistemi hanno subito disservizi.
Quel risultato non è arrivato per caso: è il frutto di anni di preparazione, di un ruolo forte dell’agenzia nazionale ANSSI e di un coordinamento serrato fra forze di polizia, intelligence, provider tecnologici.
Milano-Cortina parte da qui: da un mondo in cui la sicurezza di un evento non è più solo perimetri, metal detector e pattuglie, ma un ecosistema che include reti informatiche, dati sanitari, biglietteria digitale, telecamere intelligenti, cloud.
Cosa sta mettendo in campo l’Italia
Negli ultimi mesi qualcosa si è mosso, e non solo nei cantieri degli impianti.
- A gennaio 2025 Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) e Fondazione Milano-Cortina 2026 hanno firmato un protocollo quadro per la protezione delle infrastrutture digitali dei Giochi: l’obiettivo è prevenire e contrastare attacchi informatici a sistemi di ticketing, logistica, trasporti, comunicazioni.
- A novembre 2025 la Polizia di Stato ha siglato un accordo con la Fondazione Milano-Cortina per collaborare sulla sicurezza cibernetica, con una sala operativa attiva 24 ore su 24 dedicata al monitoraggio delle minacce legate all’evento.
- Un decreto approvato nell’estate 2025 ha stanziato fondi specifici per la cybersicurezza dei Giochi, inserendo le misure dentro il quadro più ampio della sicurezza nazionale.
Sul fronte “fisico”, un recente briefing internazionale organizzato proprio dal comitato Milano-Cortina ha definito gli standard per il dispositivo di sicurezza: cooperazione transfrontaliera, gestione integrata delle folle, piani di emergenza per trasporti e infrastrutture critiche.
In pratica, per alcune settimane del 2026 il Nord Italia sarà una “zona di sicurezza rafforzata”: controlli più frequenti, restrizioni al traffico in alcune aree, uso intensivo di videosorveglianza e tecnologie di riconoscimento di pattern sospetti.
Il paradosso italiano: tanti agenti, sistema fragile
Qui però emerge il paradosso.
I dati dicono che l’Italia non è un Paese con poche forze dell’ordine, tutt’altro.
Secondo l’Osservatorio CPI, nel 2023 avevamo circa il 30% di agenti in più rispetto alla media UE, con quasi 400 appartenenti alle forze di polizia ogni 100.000 abitanti: più di Francia, Spagna e Germania.
Eppure, il Ministero dell’Interno segnala vuoti di organico importanti: solo tra Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza mancano decine di migliaia di unità rispetto alle dotazioni teoriche, con un corpo spesso anziano e sovraccarico.
Sul piano della spesa, l’Italia destina all’ordine pubblico e sicurezza una quota di bilancio intorno all’1,7–1,8% del PIL, in linea con la media europea: non siamo né fra i più virtuosi né fra i più tirchi.
In altre parole: non è (solo) una questione di quanti soldi o quanti agenti, ma di come sono organizzati, formati, distribuiti sul territorio, messi in condizione di lavorare con strumenti adeguati – soprattutto sul fronte cyber e dell’intelligence.
Cosa possiamo imparare da Parigi (e dalla UE)
La strategia europea di “Unione della Sicurezza” insiste da anni su alcuni pilastri:
cooperazione fra Stati, protezione degli spazi pubblici, contrasto al terrorismo e al cybercrime, gestione integrata dei grandi eventi.
La Francia, con Parigi 2024, ha fatto da laboratorio:
- ha investito molto sulla cybersicurezza preventiva, riducendo al minimo le vulnerabilità esposte;
- ha utilizzato un centro di comando unificato per coordinare polizia, esercito, servizi segreti, protezione civile;
- ha scelto la strada della trasparenza sull’origine di alcuni attacchi, attribuendo pubblicamente a gruppi legati all’intelligence russa diversi tentativi di intrusione.
Per l’Italia, Milano-Cortina può essere l’occasione per fare un salto simile:
passare da una sicurezza fatta di “pezzi” (corpi diversi, competenze che si sovrappongono, banche dati non comunicanti) a una rete coordinata, capace di condividere informazioni in tempo reale.
Che cosa vedranno (e sentiranno) i cittadini
Per chi vive o lavorerà fra Milano, Cortina, Valtellina e Trentino, la sicurezza olimpica non sarà un concetto astratto. Avrà conseguenze concrete:
- più controlli ai varchi: in stazioni, aeroporti, snodi autostradali;
- aree urbane a mobilità limitata o chiuse al traffico in alcune giornate di punta;
- maggiore presenza di forze dell’ordine, militari, vigilanza privata attorno a impianti e fan zone;
- monitoraggio digitale più intenso: telecamere intelligenti, sistemi di analisi delle folle, controlli rafforzati sulle comunicazioni radio e dati.
Il punto decisivo sarà come verrà gestito questo aumento di controllo:
con chiarezza di regole, rispetto dei diritti, comunicazione trasparente su cosa viene fatto e perché?
Oppure con l’ennesima stratificazione di ordinanze, deroghe, zone rosse e divieti poco comprensibili?
La sicurezza non è solo presenza visibile: è anche fiducia.
Se i cittadini percepiscono che le misure sono sproporzionate o arbitrarie, il risultato può essere l’opposto di quello atteso.
L’eredità che non possiamo permetterci di sprecare
C’è un rischio concreto: che, passati i Giochi, la macchina della sicurezza torni esattamente com’era prima.
Sistemi di monitoraggio spenti, protocolli di cooperazione dimenticati, competenze cyber disperse.
Eppure, tutto ciò che stiamo costruendo per Milano-Cortina potrebbe – e dovrebbe – diventare una risorsa strutturale:
- le sale operative cyber potrebbero supportare Regioni, Comuni, ospedali, aziende di trasporto anche dopo le Olimpiadi, in un Paese che è già oggi nel mirino del cybercrime;
- la formazione degli operatori potrebbe essere estesa agli enti locali, che spesso sono l’anello più debole;
- i protocolli di cooperazione tra forze dell’ordine, ACN, protezione civile e privati potrebbero trasformarsi in procedure stabili per la gestione delle crisi nazionali.
Le domande che dovremmo fare adesso (prima che sia troppo tardi)
Se vogliamo prendere sul serio la parola “resilienza”, Milano-Cortina deve diventare l’occasione per pretendere alcune cose semplici ma decisive:
- Trasparenza sui piani di sicurezza
Non nei dettagli operativi – è ovvio che molti resteranno classificati – ma sugli obiettivi, sugli attori coinvolti, sui criteri con cui si bilanciano sicurezza e libertà civili. - Indicatori chiari di successo
Non solo “non ci sono stati attentati”, ma: quante minacce sono state intercettate? Quante infrastrutture critiche sono state messe in sicurezza? Quanto è stato investito in formazione? - Un rapporto pubblico post-evento
Come avviene in altri Paesi, al termine dei Giochi dovrebbe essere pubblicato un after-action report che racconti cosa ha funzionato e cosa no, evitando che gli errori si perdano nel rumore mediatico. - Un impegno politico esplicito
Le risorse straordinarie per Milano-Cortina non possono finire in un cul-de-sac.
Devono tradursi in capacitá permanenti per il Paese: cyber, intelligence, coordinamento interforze, protezione delle infrastrutture e dei grandi eventi futuri.
In fondo, la vera domanda è questa:
Vogliamo che Milano-Cortina 2026 sia ricordata solo come un grande spettacolo sportivo
o come il momento in cui l’Italia ha deciso di portare la sicurezza nel XXI secolo?
Se sceglieremo la seconda strada, non basterà “blindare” le Olimpiadi.
Servirà il coraggio di guardare oltre le due settimane di gare, e di usare questo evento globale per costruire un Paese un po’ più sicuro – e un po’ più consapevole – ogni giorno dell’anno.
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